LONG WAY HOME
by Stateira

 


- Tieni. –

Yinn, il guardiano dell’Est, balzò nel carro del principe Anel senza preoccuparsi minimamente di avvertire della sua presenza.
Anel si voltò appena in tempo per vedersi sventolare sotto il naso una mela color rosso chiaro, che emanava un buon profumo fresco. Arrossì e scoccò un’occhiataccia assassina a Yinn, che lo ignorò deliberatamente.
- Avrai fame, no? – disse con aria allegra, sedendosi vicino al giaciglio di Anel. - Stiamo costeggiando dei meleti, l’ho raccolta appena un attimo fa. –
- L’hai rubata, insomma. – fece Anel, tetro, soffiando il frutto dalle mani di Yinn con un gesto scocciato.
- Ad ogni modo, è tutto quello che avrai fino all’ora di cena, principino. –
- Perché? Non si può avere della carne? –
- Mi spiace, non prima del tramonto. –
- Una focaccia? –
- No. –
- Delle uova? –
- Nh-nh. –
- Fetta di dolce? –

Yinn alzò gli occhi al soffitto di travi del carro e sorrise. – Sei un bel tipo, tu. –
- Uhm? – Anel masticò a tutta velocità il boccone di mela, e si affrettò a ingoiare. – Che vuoi dire? –
- Nulla, semplice constatazione. Sei abituato ad avere tutto ciò che vuoi, ecco tutto. –
- Non tutto. – rispose Anel con voce assente. – Non sempre. –

Yinn inarcò un sopracciglio e studiò distrattamente la figura esile e corrucciata del principe, che sgranocchiava distrattamente il suo frutto.

Era bellissimo.

Di quel genere di bellezza che grida al mondo quanto sia infinitamente distante e superiore, inavvicinabile se non nel silenzio dei sogni.

Anel si sentì osservato, e scrollò le spalle, a disagio. – La vita di un guardiano è dura, eh? – fece evasivamente.
– Più di quanto possa sembrare. – fu la replica altrettanto evasiva.
– Mai un attimo di riposo, mai una tregua? –
- Lascia stare, non è quella la questione. – Yinn si mise in equilibrio sui talloni, e si stiracchiò senza entusiasmo. – Quando ti ritrovi a vivere come me, la cosa che ti manca di più non è la pace o il riposo, ma il contatto umano. –
- Io contatto umano? –
- Uhm. Il calore di una persona, l’affetto, l’amore. –

Anel si voltò di scatto, sorpreso, e squadrò il profilo regolare di Yinn, perso nei suoi pensieri.

- Tu sei fortunato, principe. – gli disse lui senza guardarlo. – Sei in viaggio per incontrare chi ti renderà felice. A noi questo è precluso. –
- Oh. È per questo allora che Sastre…? -

Yinn aggrottò la fronte. – Sastre? –
- Che lui… - Anel reclinò la testa, dandosi un’aria significativa. – Insomma, che lui mi ha… hai capito, no? –
- No. –
- Che mi ha scaricato! – sbottò Anel fra i denti. – Beh, non esattamente. Non mi ha mai calcolato, in realtà. –
- Ma chi, Sastre? – Yinn sgranò gli occhi, e scoppiò improvvisamente in una risata rumorosa. – Macché, sei completamente fuori strada! –
- Fuori strada? –
- Ma sì, ma sì, non è che ti ha rifiutato per dovere, è che tu non sei proprio il suo tipo! –

Chissà per quale motivo, la faccia funerea e vagamente minacciosa di Anel spense almeno in parte l’ilarità di Yinn, che si affrettò a ricomporsi rispettosamente.

- Non prendertela, non lo dicevo per offenderti, è che… - Yinn si sforzò di calcolare con la massima cura le parole da giocarsi di lì a poco, con il già furibondo principe Anel sul piede di guerra. Doveva ammettere che il ragazzo faceva piuttosto paura, persino ad un tipo come lui.
– Semplicemente tu sei troppo… insomma, esuberante per lui. Sastre è un tipo tranquillo, uno di quelli che non fa mai baldoria, di quelli che vanno a letto presto, cose così. –
- Stai dicendo che io sono un perdigiorno, per caso? –
- Ma no, ma no, stavo solo… -

Lo stomaco di Yinn interruppe l’aulica conversazione con un sonoro ruggito insofferente. Anel scoccò uno sguardo di disapprovazione al suo ventre, che lo fece per un attimo tremare.

- Ehm, io… - fece, imbarazzato.
- Tieni. –
Yinn inarcò le sopracciglia, mentre il profumo della mela mezza morsicata di Anel gli riempiva le narici.
- Cosa? –
- Non la voglio più. Puoi finirla, se vuoi. –
- Oh. Non ti piace? –
- Non la voglio più. – ribadì Anel. – Ecco tutto. –
- Capisco. Beh, grazie. –

Anel gli rifilò una smorfia, e si raggomitolò sul suo giaciglio orrendamente scomodo, provando in ogni modo ad aggiustare il mantello per cercare di far risultare quel cumulo di stracci meno duro di quello che era.

- Non hai mangiato? – si informò prudentemente.
- Non posso. Devo montare di guardia al tuo carro. –
- Capisco. Quindi in pratica sei qui fuori? –
- Dietro di te, oppure sul fianco del carro. –
- Quindi potresti stare qui. –

Yinn sbatté le palpebre con attenzione, cercando di valutare quanto le parole di Anel potessero rappresentare un pericolo per lui.

- Beh, se tu vuoi che io rimanga… - propose, mantenendosi sul chi va là.

E infatti.

- Nessuno ti ha chiesto di restare, maniaco! – sbraitò Anel.
- D’accordo, d’accordo, non ti scaldare. – si affrettò a correre ai ripari Yinn. Certo che quel principe sarebbe stato un Guardiano perfetto, se non fosse stato così schizzinoso. E magari capace di combattere. E dotato di un minimo senso pratico.

Ok, sarebbe stato un pessimo Guardiano.

Yinn prese a trotterellare a passo ciondolante dietro il carro che precedeva piano lungo il sentierino stretto e pianeggiante che li stava conducendo verso Tyrsa. Gli sfuggì un sorrisetto, ripensando alla faccia buffa che Anel aveva fatto quando aveva cercato di fare lo scandalizzato.

Magari quella sera avrebbe tentato un’incursione, anche solo per fargli paura.



ANGOLINO!

Non ho proprio resistito a scrivere una storiella su questo manga delle Kosen.
Che è breve e senza pretese, ma si fa amare, almeno da me, per la sua leggerezza, e per il piacere dei disegni.
Se non l’avete letto, prendete questa storia così com’è, e divertitevi!


Detto, fatto.

Yinn piombò nel carro del principe, veloce e furtivo come un felino, ed esibì la sua peggior smorfia omicida.

- Tu sarai la mia vittima. – sibilò, ad un centimetro dal suo volto.

Anel esalò un sospiro terrorizzato, e perse grossomodo dieci anni di vita - e di avvenenza - per il simpatico giochetto.

- Su, non fare così, stavo solo scherzando! – si animò angelicamente Yinn, appoggiando sul pavimento del carro focacce, borracce, viveri vari e un qualche pesce arrostito che emanava un buon profumino.

- Ma sei diventato pazzo o che cosa?!? –

Anel, occupato com’era a cercare di riprendere colore, riuscì a malapena a squittire qualcosa a proposito di un risarcimento morale, di debolezze cardiache congenite, e di troni vacanti.

Ma il profumino delle pietanze ebbe il potere di rianimarlo a tempo di record. Appena rimessosi a sedere, e riguadagnata un minimo di dignità, squadrò il Guardiano dell’est con aria di sufficienza.

- Dì un po’, ma sei il facchino delle provviste o cosa? – borbottò.
- Spiacente di doverti deludere, ma questa è la nostra cena. Hey, guarda che ho detto nostra! -

Anel sollevò la testa dallo spiedino di carne su cui si era fiondato con ammirevole entusiasmo, e che aveva già quasi rosicchiato per metà. Le sue curatissime sopracciglia si inarcarono in un’espressione boriosa, prima che qualcosa, sotto la superficie liscia come seta della sua pelle, si incrinasse.

- Attento, quello è… -

Yinn riuscì quasi a percepire la temperatura corporea del povero principe salire vertiginosamente. Per un momento temette che gli si potessero incendiare i capelli.

- … piccante. -
- Gh. -
- Molto, molto piccante. -

Sospirò, e offrì al disperato – e congestionato – Anel una delle borracce più capienti, che nel giro di qualche istante finì completamente prosciugata.

- Hai cercato di uccidermi. – furono le prime parole ansimate dal principe, non appena la sua lingua si fu ripresa.
- No. Ma confesso di averti trovato straordinariamente carino, con quella faccia. –
- Lo dicevo io, che sei un maniaco! –

Scoppiarono a ridere entrambi. Un po’ di allegria non poteva che far bene, soprattutto ad Anel.

- Tieni, assaggia questo. – lo convinse Yinn, offrendogli un boccone di focaccia. – E’ un pane speziato, una specialità del Sud. -
- E’ favoloso! –
- E adesso questa. -
- Ma non è piccante, vero? -
- No, non è piccante. -
- Mmh. Mmmmh, è buonissima. -
- E non dimenticarti del pesce. L’ho pescato e l’ho cucinato io. Aspetta, te ne pulisco un boccone. Ecco qui, aaaahm. -
- Aaaahm. -

Ad ogni boccone, il sorriso di Anel si faceva più ampio. E tutto pieno di briciole. Yinn si mordeva le labbra di tanto in tanto, cercando di ignorare i rumori dei suoi pensieri che gli sibilavano nelle orecchie. Per un momento gli tornò in mente Sastre, rimasto all’accampamento a curare le ferite del corpo, e chissà, con un po’ di fortuna e con l’aiuto di Kaleth, anche quelle della troppa solitudine. Aveva inquadrato quei due abbastanza presto, così restii e diffidenti l’uno verso l’altro, ma così vicini. Sarebbero esplosi, era inevitabile, e lui gliel’augurava sinceramente.

Ma non avrebbe avuto diritto anche lui, a un po’ di tutto questo?

- Hey, hey, posso avere un dolcetto? -

Yinn guardò di sfuggita il volto di Anel, proteso verso di lui, impaziente ed entusiasta. Pensò che gli sarebbe bastato avere un po’ del calore che immaginava su di lui anche per una volta, una volta soltanto.

- Un dolcetto, dici? Ti piace il pane abbrustolito con il miele? -

* * *

- No, non ci credo. -

Anel spalancò gli occhi, e per una volta nella sua vita sembrò sinceramente ammirato.

- Sul mio onore di Guardiano dell’Est. – si pavoneggiò un po’ Yinn. – Erano otto soldati armati fino ai denti, ma non sono nemmeno riusciti a graffiarmi. –
- Wow. –
- Beh, me la sono vista brutta parecchie volte, comunque. –
- La tua vita deve essere assolutamente eccitante. –

Yinn si strinse nelle spalle senza annuire. – Non pensare che sia sempre una bella avventura, però. – disse con sorprendente sincerità. – Certe volte è davvero difficile. Sei sempre da solo, sempre in pericolo, e vivi privazioni di ogni genere. –
- Beh, e questo cosa significa? Anche io sto vivendo grandi privazioni, in questo momento. – si inalberò Anel. – Per esempio, devo dormire su un giaciglio scandalosamente disagevole, non posso farmi un bagno profumato, e questo carro traballa da morire. –

Yinn scoccò un’occhiata rassegnata ai piatti di vivande che Anel si era bellamente spolverato senza nemmeno accennare ad un “grazie” piccino piccino, e sospirò.

- Non posso fare molto per il carro e per il bagno. Ma se vuoi… -

Sciolse il nodo del suo mantello, e lo sfilò dalle spalle larghe. Anel avvampò, e questa volta la carne piccante non c’entrava proprio niente.

- Ecco qui, qualcosa di morbido per il tuo letto. –

- Ti… ti ringrazio. –
- Ma davvero? –
- Hey, non mi prendere in giro! –

Yinn nascose un sorrisetto sornione mentre stendeva il suo mantello sul giaciglio, rimboccandone gli angoli per far gonfiare la stoffa.

- Ecco qui il tuo letto regale, sire. –
- Uhmpf, divertente. –

Anel si accoccolò sul manto di Yinn – morbido, doveva ammetterlo – con ancora i vestiti addosso.

- Ho sonno. – proclamò.
- Sei stanco? Ma se non hai fatto nient’altro che restare qui seduto tutto il giorno! –
- E questo che significa, scusa? Quelle che compio io sono fatiche tutte intellettuali. –
- Ah sì? Per esempio pensare a quale corona abbinare alla sella del tuo cavallo? –

Anel strabuzzò gli occhi e si voltò bruscamente verso la parete del carro. Yinn si morse il labbro inferiore e si impose di non ridere, per non far precipitare ulteriormente la situazione.

- Su, non ti sarai offeso, spero. – disse rimettendosi in piedi. – Io sarò qui fuori di guardia. Fai buon sonno. –
- Puoi contarci. – fu la stizzita risposta.


ANGOLINO!

Grazie per le recensioni! Mi fa piacere che una storia più di nicchia rispetto ai miei soliti fandom sia stata accolta bene!


Lilith92: che bello, un’altra fan delle Kosen! Sì, anche io sono rimasta un po’ male per il finale, Yinn e Anel mi avevano proprio conquistata, ci speravo in un possibile ammoooore. Ma si sa, quando gli autori non ci convincono, ci sono le fanfic…

Far: ma daiiii, non vale! >\\< anche se Anel e Draco hanno parecchio in comune XD


Yinn si augurò di tutto cuore che Anel stesse dormendo pesantemente, perché altrimenti avrebbe avuto il suo bel da fare a spiegargli che cosa ci facesse lì.

Lì,accovacciato accanto al suo giaciglio, a vegliare il suo sonno.

“Sono un Guardiano, è naturale che mi preoccupi di proteggerlo”, si ripeteva cocciutamente nella testa.
Sapeva che non era così. Sapeva che era semplicemente il respiro regolare di Anel a tenerlo inchiodato lì e a fargli desiderare di non doversene andare mai.

- Sei bellissimo. – sussurrò con mesta semplicità. – Come un miraggio. –

Allungò una mano verso il suo bel volto ed osò sfiorarlo. Anel arricciò il naso, e subito dopo si rilassò.

- Saresti la mia felicità, se potessi averti anche solo per un attimo. –

Nemmeno questo era vero. Dopo aver passato la serata a scherzare e ridere con Anel, e lunghe ore della notte a pensare incessantemente a lui, Yinn non era più sicuro di potersi accontentare. Lo avrebbe fatto, però, se fosse servito a guadagnarsi il ricordo di quel principe buffo e splendido, che sembrava uscito da una strana favola.

Provò a toccarlo di nuovo, assicurandosi di essere abbastanza delicato da non svegliarlo. La sua pelle era morbidissima e tiepida, sembrava di accarezzare una stoffa preziosa, di quelle che non gli capitava spesso di avere fra le mani, visto il suo lavoro.

Chiuse gli occhi e sospirò, abbandonandosi ad un vortice di pensieri belli ma tinti di inevitabile malinconia. Tyrsa distava soltanto altri quattro giorni di cammino, e poi lui avrebbe dovuto consegnare Anel alle braccia della sua futura sposa, senza poter dire né fare nulla. Diede un piccolo gemito frustrato, e quando riaprì gli occhi si ritrovò davanti la faccia frastornata di Anel.

- Yi… Yinn?!?! -
- Ehm… -

Yinn diventò rosso come il fuoco nell’oscurità del carro. – Io, ecco… Anel… Principe… - balbettò con crescente panico.

- Che cosa ci fai qui? -

Domanda prevedibile, ma dalla difficile risposta.

- Ehm, dunque, vedi… Ti stavi agitando nel sonno, e quindi sono venuto a controllare che fosse tutto a posto. – improvvisò, mentendo spudoratamente.

- Oh. – reagì Anel, stranamente senza incenerirlo con lo sguardo. – Beh, in effetti ho fatto un brutto sogno. -

Yinn strabuzzò gli occhi e aprì la bocca, ma la richiuse quasi subito. Solo un idiota avrebbe rischiato di mettere in pericolo un colpo di fortuna del genere, questo era certo.

- L’avevo immaginato. – disse, con l’aria di chi la sa lunga.
- Non era necessario che venissi a controllare, era solo uno stupido sogno. -
- Vuoi parlarmene? – si offrì, comprensivo.

Anel esitò, un po’ indeciso. Si abbracciò le ginocchia, e fece un cenno con la testa, invitando Yinn a sedersi vicino a lui. Sembrava davvero triste, e anche preoccupato.

- Ho sognato il mio matrimonio. – disse mestamente.
- Oh. – Yinn ammiccò, un po’ sorpreso. – E questo non ti rende felice? –

Anel scosse vigorosamente la testa, come un bambino spaventato.
– Ho sognato di ritrovarmi improvvisamente solo, in un posto che non conoscevo, circondato da persone straniere. C’eri anche tu, nel sogno, ma te ne andavi via senza nemmeno salutarmi. Tu eri l’unico che conoscessi, e più ti allontanavi più mi sembrava di essere inghiottito dall’oscurità. Cercavo di chiamarti, ma tu non mi sentivi, e continuavi a camminare voltandomi… -

Il braccio di Yinn si avvolse attorno alle spalle di Anel, facendolo sussultare.

- Non lo farei mai. – mormorò il Guardiano. – Se tu me lo chiedessi, resterei al tuo fianco per sempre. -
- Ma questo non rientra nelle tue mansioni. -
- Non mi importa. – con il pollice, Yinn guidò il mento di Anel verso di lui. – Per te lo farei. –

Le loro labbra si unirono al buio, trovando da sole la loro strada. Anel rabbrividì per il tocco gentile di Yinn, che lo accarezzò di nuovo come aveva fatto poco prima, mentre dormiva.
Lo sentì muoversi, e in un attimo si ritrovò con la mano di Yinn sulla sua schiena, che lo reclinava sul giaciglio. Lo assecondò, e quando fu completamente sdraiato socchiuse gli occhi, decidendosi finalmente a guardarlo. Era imbarazzato ed emozionato, e ciò aveva dell’incredibile. Non c’era mai stato nulla di imbarazzante per lui nel sesso, ma sembrava che Yinn fosse distante mille miglia dagli uomini che lo avevano distratto fino a quel momento. Sotto il suo tocco la sua pelle si arroventava, e la sua testa non faceva che ripetere “com’è bello, com’è bello”, come una patetica principessina innamorata.

- Se devi fermarmi, ti prego, fallo adesso. – soffiò Yinn.
- Non vedo una sola, valida ragione per cui dovresti fermarti. -

Yinn sorrise e lo baciò di nuovo, e lottò con una certa energia per liberarsi dai suoi vestiti. Spogliò Anel prendendosi tutto il tempo necessario per scoprirne la pelle tesa del petto e dell’addome, e quella soffice delle cosce. Avrebbe voluto avere una torcia accesa per poterlo guardare, ma il chiarore lattiginoso della luna e delle stelle erano sufficienti per disegnare i contorni della sensuale figura del principe, e avere di più sarebbe stato troppo.

- Sembri un esperto. – soffiò Anel, quando le dita di Yinn si fecero largo fra le sue natiche e cominciarono ad esplorarlo centimetro dopo centimetro.
- Non lo sono. – Ammise Yinn. – Cerco solo di non farti male. –
- Non mi farai male. – lo rassicurò Anel. – Non avere paura, devi solo spingere le dita dentro. –

Yinn provò ad essere quanto più delicato possibile nel penetrare il corpo del principe, che si inarcò improvvisamente, assecondando il suo movimento.

- Yinn, baciami. – ansimò. – Baciami. –

Il Guardiano dell’Est acconsentì al bacio chiudendo gli occhi ed affondando completamente l’indice e il medio dentro Anel, che lo ringraziò con un gemito a fior di labbra.
Era caldo e morbidissimo, e qualcosa dentro di lui gli disse che sarebbe impazzito, appena lo avesse fatto suo.

Senza muovere le dita si sdraiò fra le gambe del principe, che appena riuscì a raggiungerlo gli artigliò con foga la schiena e spinse con il bacino per avere di più.

Yinn cercò di sgomberare la mente da tutti i pensieri, dalle preoccupazioni per ciò che sarebbe potuto accadere fuori, e per le implicazioni di ciò che stava per fare. Si concentrò unicamente su Anel, e sul suo desiderio di averlo, e pian piano estrasse le dita.

- Sei davvero magnifico. – soffiò, un momento prima di spingersi prudentemente dentro di lui di alcuni centimetri.

Sentì la testa vorticare per la scarica di sensazioni che gli percorsero la schiena come un brivido, strappandogli un mugugno. Anel si aggrappò alle sue spalle e lo attirò a sé, smanioso di ottenere di più di quel piccolo assaggio.

- Ti prego. – singhiozzò con voce implorante.

Ma non c’era bisogno di pregare. Yinn affondò di più, poco alla volta, finchè Anel non diede un gemito fra il disperato e l’estatico; allora cominciò a muoversi, ad assaporare gli effetti incredibili che lo scorrere fluido dentro quel corpo gli faceva provare. Sollevò la gamba destra del principe, e si abbassò con l’addome fino a sfiorare la sua eccitazione, per imprimere anche ad essa il movimento regolare delle sue spinte.

- Yi… Yinn. – ansimò Anel, mentre una sensazione di calore esplosivo gli informicoliva sempre di più il bassoventre e le gambe. Strinse un po’ le cosce di riflesso. – Nnh, sì. -

Yinn seguì il suo progressivo abbandonarsi, gli baciò il volto più e più volte mentre i suoi occhi si facevano acquosi.
- Credo di essere al limite. – gli disse sfiorandogli l’orecchio con la bocca.

Anel rispose inarcandosi bruscamente all’indietro, e dando un gemito acuto e a malapena soffocato. Yinn si nutrì avidamente della sua reazione, e vederlo irrigidirsi e tremare per il piacere dell’orgasmo gli fece ribollire il sangue in tutto il corpo. Si abbatté sul corpo esausto di Anel per le ultime, potenti spinte, finchè non si sentì completamente svuotato, e senza più forze.

Anel lo ospitò in un abbraccio languido e pregno di tanti profumi diversi, ognuno delizioso. Yinn riaprì gli occhi solo dopo molti minuti di pace assoluta, scanditi dal movimento lento e regolare delle sue dita che accarezzavano fianchi di Anel. Quando gli sentì le braccia fredde si tirò su, e lo fece mettere su un fianco per avvolgerlo e tenerlo al caldo. Con il contatto così intimo che poteva godersi, non aveva nessuna voglia di rivestirsi. Sarebbe stato come voltare pagina, con il rischio di compromettere tutto quanto, e perdere per sempre la possibilità di averlo di nuovo.

- Io ti desidero. –
Anel sorrise. – Lo dici come se fosse un crimine. –
- Beh, più o meno lo è. –
Yinn era rivolto verso di lui. Fissava la sua fronte con aria assorta e malinconica mentre gli strofinava la schiena, gli occhi coperti dai ciuffi di capelli scuri sparsi disordinatamente sulla fronte ancora umida di sudore.

- Sei un principe. Dovrebbero tagliarmi la testa per il solo fatto che ti ho toccato. –
- Ma la regola non era che voi non potete uccidere i nobili? –
- Nh-nh. Quella è la punta dell’iceberg. Non possiamo uccidervi perché fondamentalmente non possiamo avvicinarvi. Il massimo che possiamo fare è servirvi. –

Anel si intrufolò meglio nell’abbraccio di Yinn, e gli sfiorò il petto con le labbra. – Ma tu mi hai servito meravigliosamente, stanotte. – sussurrò con trasporto.

Yinn arrossì, e sotto sotto gongolò come un marmocchio felice, per essersi meritato il plauso di Anel.

- Adesso però sarà meglio che esca di qui. – disse un po’ forzatamente. – Sai, devo stare di guardia, e tutto il resto. -
- Ma uffa. -
- Mi dispiace. -

Mentre lo guardava rivestirsi senza nessun entusiasmo, Anel corrugò le sopracciglia. – Non puoi dormire con me? – domandò sinceramente.

Yinn si sentì le braccia sciogliersi come burro, dalla voglia di stringerlo e di non lasciarlo andare mai più. – Mi dispiace davvero, credimi. –
- Nemmeno se te lo ordinassi? -
- Nh-nh. La tua sicurezza innanzi tutto. -

Anel mise il broncio, e si infagottò nel mantello di Yinn, stizzito.

Il Guardiano rimase sulla soglia un altro momento, per poterlo guardare. – Ma prometto che veglierò su di te. – sussurrò prima di balzare giù.

- Siamo in vista di Tyrsan! -
Il soldato che aveva osato irrompere nel carro di Anel ridimensionò il suo entusiasmo, appena un’occhiataccia del principe minacciò di incenerirlo.

- Ehm, volevo dire, nobile principe Anel, siamo in vista della capitale… -
- Sì, ho capito, sai? Non sono mica sordo. -

Il poveretto si defilò alla svelta dal carro, domandandosi per quale motivo un essere così spaventoso non se la fosse fatta da solo, tutta quella strada; comunque, Anel non rimase solo a lungo. Pochi istanti dopo, comparve Yinn, che senza una parola si issò sul carro, scavalcando le travi che facevano da sponda.
Aveva un’espressione tremendamente seria.

- Siamo arrivati. -
- Lo so. -
- E’ egoista da parte mia pretendere che tu non sposi la tua promessa, vero? –

Anel sospirò a fondo, e con una certa durezza dichiarò: - Credo di aver preso una decisione. -
Yinn rimase sorpreso a fissarlo.
- Non hai intenzione di uccidere la principessa, vero? – indagò. – Perché non posso lasciartelo fare. -

Anel si strinse nelle spalle con aria pericolosamente innocente. – Ci avevo pensato, sì. Ma poi mi è venuta un’idea meno cruenta. Fai voltare i carri, torniamo indietro. -

Da sorpreso, il guardiano passò ad un’espressione esterrefatta.
- To-tornare indietro? -
- E’ ciò che ho detto. -
- Anel. -
- E’ un ordine. -
- Anel… -

Il principe si corrucciò. Yinn non avrebbe mai scommesso un soldo bucato sulla difficoltà mostruosa di far ragionare certa gente. Oltretutto, nemmeno era il suo campo, quello.
- Credevo avessi detto che mi volessi per te. -
- E’ così, infatti. Ma non possiamo scappare. -
Il principe sembrò persino offeso. - Non sto scappando. – protestò. – Sto soltanto tornando a casa per ridiscutere la faccenda con mio padre. -
- E in che termini pensi di ridiscuterla, scusa? -

Anel ammiccò. La situazione si faceva sempre più pericolosa. – Alla luce della recente scoperta che ho un fratello… – cominciò ad esporre con brio. – Che al momento credo si gegato come un salame in qualcuno di questi carri, ma non importa. Insomma, è maggiore, per giunta, anche se è un criminale che ha tentato di farmi fuori. Quindi, la successione al trono, e quindi il matrimonio, va rivisto. –
- Rinunceresti al tuo trono? -
- Al trono? – Anel si passò la punta della lingua sul labbro superiore, e scrollò le spalle. – Che cosa vuoi che mi importi del trono. Guai, guai, e ancora guai. Mentre mio fratello non sembra volere altro. A ben vedere, è una specie di atto caritatevole. –

Yinn era sinceramente turbato. Un po’ perché non era abituato al fatto che qualcuno facesse un sacrificio per lui, e secondo, perché colui che si proponeva di immolarsi era una delle persone più egocentriche ed egoiste che avesse mai avuto l’onore di servire.

- Non posso accettare. Tu sei un principe, ed io un guardiano. Vivere con me significa essere sempre in pericolo. -
- Avrei al mio fianco qualcuno abbastanza forte per proteggermi. –
- Non puoi chiedermi di vivere con la paura che ti accada qualcosa a causa mia. -
- E allora imparerò a maneggiare la spada. -
- A-Anel, non credo che tu e la spada siate fatti l’uno per l’altra. -
- Qualsiasi tua obiezione è del tutto inutile. – tagliò corto, con cipiglio regale. – Ti ho dato un ordine, e mi aspetto che tu lo esegua. -

Preso fra due fuochi, Yinn non poté che arrendersi. Naturalmente, non avrebbe ammesso mai e poi mai che il suo cuore esultava di gioia. Perché non avrebbe perso Anel, ma, soprattutto, perché Anel stava facendo tutto questo per lui.

- Ah, e per favore, mandami qui mio fratello. Non rinuncerei per niente al mondo al piacere di comunicargli di persona la notizia. -
- Tuo fratello è un uomo pericoloso. Sarà meglio che io resti al tuo fianco, a farti da guardia del corpo. –
- E’ una scusa per vederci entrambi vicini? -
- Ma che cavolo vai a pensare?!? -
- Allora va bene. Purché tu resista alla tentazione di toccarmi mentre parlo con lui. -

Yinn non sapeva se ridere o piangere. Alla fine, lo abbracciò, cadendo assieme a lui sui cuscini dell’improvvisato letto.
- Non so che cosa dire. – sussurrò. – L’idea di perderti mi faceva impazzire. –
Baciò le labbra di un Anel particolarmente rosso in viso, lo baciò a lungo, con tutta la tenerezza che riusciva ad esprimere.
Anche se era troppo presto per cantar vittoria, esisteva una piccola possibilità che Anel diventasse suo per davvero. Come avrebbe fatto, poi, ancora non lo sapeva; pensò che sarebbe stata una buona idea chiedere consiglio a Sastre che, con ogni probabilità, in quel momento si ritrovava in una situazione simile alla sua.

- Vado. – disse a fatica. – Gli uomini mi uccideranno, quando sapranno di aver fatto tutta questa strada per niente. -
- E tu dai la colpa a me. Voglio vedere chi avrà il coraggio di venire qui a replicare. -
- E va bene. Ma per sicurezza, dormirò con te per tutte le notti del ritorno. Per poterti sorvegliare meglio, si capisce. –
- Per sicurezza, già. -

Così, fra le male parole dei soldati, la carovana fece marcia indietro, lasciandosi alle spalle la porta principale di Tyrsan. Tornati all’accampamento provvisorio, trovarono una situazione, fra Sastre e Kaleth, che stupì molto Anel, e per niente Yinn.
Ma anche loro due avevano grandi notizie da dare: il povero Guardiano del Nord sbiancò per lo stupore, mentre Kaleth provò un moto di infinita compassione per Yinn, che però pareva essere assolutamente felice del guaio in cui si era andato a cacciare.

Come andò a finire?
Beh, in buona parte, lo sappiamo.
Il re pianse lacrime di commozione, alla notizia di avere un figlio meno degenerato di Anel, che potesse portare la corona senza il pericolo che mandasse il regno in scatafascio.
Sastre e Yinn finsero di essersi annientati a vicenda e, cambiando un po’ il loro look, si diedero ad una vita più o meno normale.
Kaleth era talmente terrorizzato alla prospettiva di dover formare un affiatato quartetto con Anel, che preparò armi a bagagli e fuggì a gambe levate assieme a Sastre, verso una non specificata destinazione.
Anel se ne rimase a palazzo, dopo aver constatato di persona quanto i letti popolari potessero essere scomodi, mentre Yinn venne accolto a braccia aperte, dal re, ma soprattutto da Anel, come guardia del corpo.
Imbattibile, ma soprattutto molto, molto devoto al principe.

ANGOLINO!

Beh, eccoci qui con il finale.
Avevo annunciato che sarebbe stata breve e senza pretese ma, lo ripeto, il manga stesso si fa amare per questo.